Oggi è il 17 novembre e noi per festeggiare con tutti voi “GATTO NERO 2012″ pubblichiamo le meravigliose storie che ci avete inviato! Hanno tutte per protagonisti uno o più panterini… e non c’è che dire: le migliori testimonianze contro le superstizioni sono proprio i vostri racconti sulla vita insieme a un micio nero.

 

 

GRAZIE INFINITE PER LA VOSTRA STRAORDINARIA PARTECIPAZIONE, OGNI STORIA RIVELA UN PROFONDO AFFETTO VERSO I GATTI… NOI CI SIAMO COMMOSSI, DIVERTITI, SORPRESI, TALVOLTA INTRISTITI A LEGGERLE SE IL FINALE NON ERA LIETO… MA DA TUTTE TRAPELA ASSOLUTAMENTE L’AMORE INCONDIZIONATO VERSO I MICI NERI: IL MIGLIOR MODO PER FESTEGGIARLI.

BUONA LETTURA A TUTTI E A DOMANI PER LA PROCLAMAZIONE DEI VINCITORI!!!

E’ già disponibile l’album fotografico con tutti i vostri mici: GATTO NERO 2012 ALBUM

 

1 – STORIA DI BLACKIE ROSE di Gianluca La storia inizia un bel giorno di luglio del 2009, era qualche mese che frequentavo la mia attuale fidanzata che fa parte della vostra associazione. Mi son sempre piaciuti i gatti, specialmente quelli ciccioni e la micia della fidanzata era bella cicciotta. Non conoscendo l’esistenza di gattili cercai in internet degli annunci di “regalo mici” e cosi incappai fortunatamente in uno di una signora vicino casa che regalava dei mici neri, 2 maschi ed 1 femmina. Quando andai a vedere la signora aveva solamente la micia che presi con me iniziando questa avventura che ci unisce tuttora. La micia si chiama Blackie Rose in onore ad una canzone degli Opeth. Il nome completo sarebbe “Blackie Rose Coimbra de la Coronilla y Acevedo” ma io la chiamo sempre “miciu miciu miciu miciu miciu miciu” difatti il prossimo gatto che prenderò lo chiamerò “Me too” (pronuncia…miciu) così li mando in confusione entrambi. 

Blackie Rose & Gianluca

2 – MILENA E I SUOI MICI NERI di Milena M. 

La storia che vi voglio raccontare risale al 2 aprile 2003, giorno in cui un mio amico (a cui e’ noto il mio amore per i gatti) mi propone di accogliere un paio di gattini neri di una settimana di vita, in quanto la mamma era stata uccisa da un cane. Non esito nemmeno un attimo, li prendo e li porto subito a casa, corredati di tutto l’occorrente per l’alimentazione, biberon , latte in polvere,borse dell’acqua, che riempivo sistematicamente di acqua calda e sistemavo nella loro cuccetta, così da dargli quel “calore”, anche se artificiale, della loro mamma. Proprio quel giorno stava per venire a casa mio marito dall’ospedale, due vertebre schiacciate e una costola rotta da un incidente stradale, è stato convalescente per oltre 4 mesi, a casa dal lavoro, vede questi piccolini e si intenerisce subito, un po’ preoccupato di poterli salvare, visto la loro tenera età, ma lo tranquillizzai subito, gli dissi che con le nostre cure ed il nostro amore ce l’avremo senz’altro fatta! Da allora e per due mesi circa, si dedicò  interamente a loro e divenne la loro “balia”, io e mia figlia dal pomeriggio /sera e qualche ora della notte provvedevamo a loro con poppate ecc…, sono cresciuti belli, e sani. Lea e Rino ora sono due robusti gatti di oltre 7 kg, affettuosissimi ed insostituibili! Oltre a loro, a casa nostra c’era già una gatta persiana (Baby), scomparsa il 19 marzo a 17 anni, e successivamente sono entrati nella nostra famiglia: Felix, Negrito e Leo, tutti trovatelli già cresciuti e perfettamente integrati con gli altri…dimenticavo, tutti rigorosamente neri, fatto eccezione di Felix, con qualche macchia bianca.

 

Rino "Laureato"

 

3 – LA STORIA DI PIPPI di Manuela e Carlo  

Un solo giorno di vita aveva la piccola Pippi quando venne ritrovata ed il suo musino, dolce ed innocente, poteva riscoprire un pizzico d’umanità dopo aver suo malgrado saggiato, tramite un immediato abbandono, quanto crudele ed insensibile fosse il mondo in cui aveva mosso i primi, timidi passi. Era un piccolo carboncino, nero e quasi implume, ben presto destinato a svilupparsi in una micia vispa, tanto giocherellona con i felini compagni, quanto materna e premurosa con i piccoli, nuovi arrivati; un tenero pipistrellino scuro che occhieggiava la routine domestica dall’alto di un mobile con fare curioso, che univa l’eleganza del suo incedere, le folli corse lungo i corridoi, i pomeriggi più poltroni, trascorsi piacevolmente carezzata dal sole delle prime, fredde giornate d’autunno, i momenti di allegra spensieratezza e di curiosa esplorazione, le più intime manifestazioni d’affetto, a muto ringraziamento per chi aveva cambiato per sempre il suo destino garantendole una vita amorevole e degna. E di affetto Pippi ne ricevette a dismisura, grazie alla sensibilità di Manuela che, sin dal primo momento, incontrando nell’affollamento del Gattile quel piccolo batuffolo nerastro, vide nel suo cuore solo una dolce bimba da coccolare instancabilmente per tutti i giorni a venire. Svezzò con dolcezza sia lei, sia la sorellina Minnie (di salute più cagionevole e destinata ad una sofferta dipartita dopo appena un mese d’ instancabili cure) ed anche in seguito, forte di un legame di straordinaria forza ed affinità, seguitò a vivere quel mutuo rapporto d’amore giorno dopo giorno, istante dopo istante, godendone tutte le gioie e, con la stessa intensità, anche il momento in cui, dopo meno di due anni, una malattia dal decorso fulmineo la strappò dal suo sentiero fortunato per condurla in un mondo migliore di questo, ove attendere, un giorno, le carezze della sua padroncina e poter riassaporare come un tempo, quel legame unico e speciale. Il tempo ora scorre tra foto, ricordi, immagini indelebili nell’animo e la certezza che, quando la vita viene toccata dall’incontro con un angelo, ovunque poi egli vada, ovunque poi si trovi, una dolce presenza accompagnerà ogni nostro passo senza lasciarci mai. 

Pippi

 

4 – SHIVA di Valentina Z.  Ciao io sono Shiva… Sono nato il 3/04/08 in un paesino di montagna…Ero molto starpegno e aggressivo… Ma si sa i gattini montanari … Sono un po’ selvatichini…Ma quando mi hanno regalato alla mia mammona umana… Piano piano ho deciso di cambiare… Mi sono detto perchè non provo a diventare un micetto viziato di città… Ebbene siii .. Sono diventato un bel micione d 5kg e mezzo.. Con una sorellina piu piccola d me .. Ovviamente… Perché sono io il capo in famiglia sia chiaro.. Ho sentito la mia mammina che diceva che il 17 di novembre è la mia festa…Ma per tuttii i topiniii… Non ci posso credere un giorno dedicato a noi pelosi nerini!?? Che spasso… La mamma aveva 18 anni quando è andata a vivere da sola… Ma … Mi racconta sempre che fin da piccina aveva un debole x i micini neri.. E che ne aveva una d nome Pallina.. Pensa un po era sparita da casa.. Ed è tornata dopo 3 mesi…Maaaooo io non esco di casa perché mamma ha paura.. Io sono arrivato il giorno del suo compleanno… Il 13 di maggio…Ero piccolo e stavo in una mano… Ora sono diventato grande e sono l’ ombra della mamma… La quale mi festeggia tutti i giorni e mi ripete sempre che sono il suo regalo più bello!!!Ma ora c’è anche quella sorellina da spartire … Poi tutta bianca …Mamma mia che pallidume di sorella… Ma la mamma ci ama entrambi ed è quello che conta!! 

Shiva

 

5 – POESIA PER LA MIA GATTA di Fabio O.   La nostra Mimi non è più con noi da qualche anno, ma la ricordiamo sempre con amore.

Poesia per la mia gatta (Poesia scritta quando frequentavo la quarta elementare)

Morbido velluto nero

Occhi di topazio

Coda flessuosa

Balzo elegante

Fusa amorose

E’ la mia gatta 

E’ la mia Mimì

 

Mimì

6 – COSI’ MIAGOLO’ MATTEO FUSI di Carla S.  

E’ impropriamente chiamato Matteo Fusi. Impropriamente perché è un gatto, perciò non dovrebbe avere un nome da cristiano. Non potrebbe neanche avere un cognome se non glielo avessero affibbiato perché fa spesso le fusa.E’ nero con un manto lucido come il velluto, piuttosto tarchiato, con le zampe anteriori leggermente arcuate tanto da sembrare un piccolo mastino. La coda è corta, grossa, ricurva e l’agita spesso come se fosse un bastone.Quando va giù in giardino, il suo pensiero fisso sono gli uccelli. E allora si arrampica velocemente sugli alberi che, con i loro rami nodosi come mani adunche, lo agguantano. In quest’incontro-scontro riesce a districarsi con difficoltà, riportando più di qualche segno e lo scorno di rimanere sempre a bocca asciutta perché, naturalmente, gli uccelli non si fermano ad aspettarlo.Ma la sua normale postazione è il balcone del secondo piano di quel condominio che noti subito, perché è l’unico in tutta la via tinteggiato di scuro.Matteo Fusi è lì. Si sporge talmente da essere più nel vuoto che sul parapetto. Annusa l’aria, annusa la libertà e tenta di annusare la presenza degli uccelli che, stando sugli alti alberi del giardino, sono a pochi metri d’aria da lui e lo provocano continuamente con i loro voli di ramo in ramo, il loro inseguirsi, il loro cinguettare quasi di sfida e di derisione perché, è noto, Matteo Fusi non può e non sa volare.

Ma un giorno accadde un fattaccio.

I suoi padroni, rientrando in casa, trovarono il corpo straziato di un imprudente uccello. Sangue e penne per tutto l’appartamento e lui in contemplazione, orgoglioso del misfatto.

Matteo Fusi si era macchiato di uccellicidio!

Parve a tutti, allora, anche se non ne furono mai veramente certi, che da quel giorno gli uccelli avessero cambiato le loro abitudini.

Si annidavano su alberi più distanti e il loro cinguettio arrivava più smorzato e lontano. Fu così che Matteo Fusi rimase solo, con lo sguardo perso nel vuoto e con il suo triste destino di gatto che non poteva e non sapeva volare.

Ma sentiamo come ci racconta lui qualcosa della sua vita.

 

 

“ Sono Matteo Fusi, forse avrete già sentito parlare di me.

Vi dirò come sono capitato qui sul balcone del secondo piano di questo condominio tinteggiato di scuro.

Da piccolo abitavo in una casa lontano da questa. Un giorno trovai la porta aperta e pensai di fare un giretto nei dintorni.

Ma sapete come succede, c’erano tanti giardini e io mi divertivo a rincorrere lucertole, a tentare di acchiappare farfalle, a dare la caccia agli uccelli. Fu così che mi persi e non trovai più la strada di casa. Intanto era scesa la notte e cercai rifugio in un anfratto per dormire. Quella fu la notte più lunga e paurosa che ricordo. Ogni tanto sentivo l’abbaiare furioso di un cane lì vicino e tremavo tutto senza avere il coraggio di muovermi, ero come paralizzato. Finalmente arrivò l’alba e cercai di svignarmela. Avevo anche una bella fame e cominciai a miagolare per farmi sentire e chiedere aiuto. Niente da fare. La gente mi passava accanto frettolosa e fingeva di non vedermi e di non udirmi. Per fortuna trovai dei sacchetti di pattume e riuscii a mangiare qualcosa. Vagabondai a lungo. All’inizio mi divertivo, trovavo tante cose da fare, da scoprire, da vedere, da annusare, ma quando la fame si fece sentire nuovamente, ripresi a lamentarmi con la speranza che qualcuno si prendesse cura di me.

Avevo anche nostalgia del bel cuscino morbido dove trascorrevo ore a dormire, del grande cesto imbottito caldo e sicuro dove passavo le mie notti.

Stava di nuovo calando la sera e al pensiero di un’altra notte come la precedente mi si drizzava il pelo dallo spavento. Mi lamentavo sempre più forte e disperatamente. Finalmente ebbi la fortuna di essere fatto cenno d’attenzione da parte di una signora che amorevolmente mi prese in braccio e mi portò nella sua casa.

Non feci resistenza, non avevo interesse a farlo.

Dentro di me pensavo che se non mi fossi trovato bene, avrei sempre fatto in tempo ad andarmene.

Non lo crederete, ma in quella casa c’erano già due mici come me, con i quali feci subito conoscenza e nel giro di qualche giorno diventammo amiconi.

Mi trattavano come se mi avessero sempre conosciuto e fossi un loro figliuolo.

Ma io amavo poco stare in casa e preferivo andare in giro. Allora i miei nuovi padroni una volta al giorno mi accompagnavano in giardino.

Mi divertivo a rincorrere qualche uccello fin quasi al nido, ad annusare fiori ed erba e ad inseguire piccole lucertole. Poi quando tornavo a casa, i miei amici mi correvano incontro annusandomi da tutte le parti per rendersi conto che fossi sempre io e che profumi nuovi portassi dal mondo di fuori che loro non conoscevano.

Ed io, infatti, al mio rientro odoravo di resina d’alberi, di foglie, di erba, di terra, di aria e di libertà.

Un giorno vidi, nel giardino vicino al nostro, una bella micina bianca. Sentii che si chiamava Minù. Aveva due grandi occhi celesti e mi fissava. Mi avvicinai ma ci divideva la rete metallica. Così prendemmo l’abitudine di vederci e di farci compagnia anche se a distanza. E intanto pensavo a come avrei potuto raggiungerla e mi dicevo che, alla fine, ci sarei riuscito.

Ma un pomeriggio Minù non era ad aspettarmi.

Nella casa vicina c’era un gran trambusto. Uomini portavano su un camion dei mobili vociando forte.

Aspettai per lungo tempo la mia piccola amica.

Era quasi sera quando, finalmente, la vidi. Una signora la portava in una gabbia. Mi passò vicino e Minù mi guardò.

Il suo sguardo era triste e rassegnato. Miagolando mi salutò.

Poi, la signora con la gabbia, salì su una macchina che l’aspettava e partirono.

Capii allora che non avrei più rivisto Minù.

Da quel giorno il giardino mi pare diverso e non mi diverto più come un tempo. Mi sento molto solo. Così a volte preferisco rimanere in casa con i miei amici e dormire con loro”

 

 

Ora Matteo Fusi è lì. Dorme su un morbido cuscino quadrato di raso giallo con fiori dipinti a mano in arancione e verde.

Dorme un sonno inquieto.

A tratti sospira profondamente e fa dei piccoli movimenti con le zampe. Forse sogna. Sogna un sogno.

E’ una bellissima giornata. Nell’aria ci sono i profumi della primavera. Il prato è di un bel verde intenso chiazzato qua e là da margherite bianche e gialle. Ad un tratto vede quella bella micina con i grandi occhi celesti che guardava al di là della rete di recinzione.

E’ distesa sull’erba e lui fa per avvicinarsi, ma lei s’alza e comincia a correre. E lui a rincorrerla. Sempre più velocemente. Ed ecco che, quando sta per raggiungerla, la bella micina bianca con i grandi occhi celesti si trasforma in un bianco uccello che si alza rapidamente in volo. Vola sempre più in alto in quella bellissima giornata, in quell’aria con i profumi della primavera.

Vola sempre più lontano fino a scomparire all’orizzonte.

Ed è così che Matteo Fusi rimane solo.

In quel prato di un bel verde intenso chiazzato qua e là da margherite bianche e gialle.

Lo sguardo perso nel vuoto e con il suo triste destino di gatto che non sa e non può volare.

Matteo

 

7 – BLANCO’ di Dario C.  

“Va bene….prendiamo un gatto…”Capitolò così con due parole dopo un lungo ed estenuante lavoro ai fianchi subìto in casa.Nessun gatto “a pagamento” comunque… Si va al gattile. Ma questa precisazione fortunatamente non ebbi bisogno di farla… Tutti la pensiamo allo stesso modo.Nemmeno il tempo di riordinare le idee e ripensare a tutti i gatti che mi han fatto compagnia per lunghi tratti della mia vita e siamo lì…Non me ne vogliano tutti i gatti già cresciuti che cercan casa. Anche io faccio parte di quelli che preferiscono prender un cucciolo… Vi chiedo scusa e prometto che vi aiuterò comunque…

E’ fine novembre e di gattini ce ne son pochi.. a dire il vero solo 2. Son fratellini, trovati abbracciati in un angolo del parcheggio di un ipermercato. Forse la mamma li aveva sistemati al caldo nel vano motore di un auto e muovendosi si son persi…

A dire il vero nella gabbia se ne vede uno solo. E’ tigrato, grande – o piccolo – come la mia mano. Sembra un peluche della “Trudi” ma soffia come un gatto “vero”.” Ma non eran 2?” chiedo al volontario, che mi invita a guardare bene…

E infatti nascosto dietro al fratellino intraprendente e mezzo coperto da uno straccio ce n’è un altro. “Nero come un prete del Congo in una notte senza luna”, direbbe un giornalista affermato. Chiaramente impaurito, dà l’idea di voler diventare invisibile nella penombra della stanzetta… Noi ne possiamo prendere uno solo; la scelta cade sul tigrato e ci danno un appuntamento telefonico fra qualche giorno per andarlo a prendere, quando avrà completato il ciclo di profilassi necessarie.

Passano i giorni ed il telefono tace. La smania per avere il nuovo ospite cresce e tutti, compreso il sottoscritto che per età e passato dovrebbe esser più moderato, siamo in fermento… Niente… Silenzio… Finché non decidiamo di ritelefonare noi.

“Il gattino è a posto – ci dicono dall’altra parte del filo – ma siamo in pena per il fratellino. Sono attaccatissimi, sempre uno appiccicato all’altro e separarli è pericoloso. Chi subisce l’abbandono può ammalarsi e non vorremmo che…”

“Capisco – ribatto alla prima sospensione del discorso… quasi per buttare un telo su un quadro che non mi piace – la richiamo fra alcuni minuti”. Picchio sul tam tam casalingo per riunire la mia tribù ed espongo i fatti. Nessuno ha il coraggio di osare una idea, così parto per primo. “Non posso pensare di dividere due fratellini. Se siete d’accordo li prendiamo entrambi”. La possibilità di avere magari un rimorso mai conclamato è forte e non mi va. Il sorriso della tribù conferma che tutti la pensan come me. Solo che non avevano il coraggio di dirlo, pensando fossi io di idea contraria. Richiamo, comunico e faccio felice l’addetto che non smette di ringraziarmi alla notizia.

Quando li portammo a casa, “la tigre” sulla porta del trasportino aperto soffiava come un matto, ma era buffo come un cartone animato. La “pantera” invece non ne voleva sapere di uscire. Quando successe fu per trasferirsi col fratellino fra creme e shampoo nel mobiletto del bagno, scelto come “tana” provvisoria.

Son passati ormai 2 anni; la tigre “Pallino”, nome derivato dal giro vita del cucciolo, e la pantera Blancò (facile intuire il perché del nome…) sono inseparabili; han trasformato in meglio la nostra vita e mai scelta fu migliore. Se Pallino, sta mai zitto e fermo pieno di esuberanza, Blancò sembra muto e riservato anche se di notte scopriamo che si diverte a scalare tutti gli 8000 di casa (armadi doppia stagione compresi) saltando poi giù con la sua tuta alare naturale..Un misto peloso fra Messner e Patrick De Gayardon… Uno se la cava in ogni frangente come monello navigato e l’altro prima si frattura in due punti una zampa posteriore in un radiatore, poi si riduce quella anteriore come Gatto Silvestro dopo una martellata, per via di una puntura di vespa. Uno è plateale come una sceneggiata napoletana e l’altro è invisibile, trasparente come un cristallo di Boemia. Uno è “tutto subito”, l’altro è “dopo se ne rimane”.  Ma è proprio il suo modo di esser riservato anche nelle manifestazioni d’affetto che ci riserva, che ne fan un compagno speciale. Un “miao” sommesso e due passi a coda alta fino al tappeto del bagno scenario delle coccole mattutine pancia all’aria, sono preziosa concessione. Di cui siam grati. Ed anche se da buon sportivo son superstizioso, il gatto nero per me vuol dire qualcosa di speciale.

Blancò e Pallino

 

 

8 – SIMBA di Elena L.  

Eccoci qui…un’altra domenica mattina in cui avrei potuto dormire e invece….un fuseggiare sonoro e insistente mi ricorda che, anche se oggi è domenica, tu sei abituata a fare colazione alle 5.50…è dura svegliarsi a quell’ora tutte le mattine… figuriamoci quando si potrebbe stare a letto! Un nasino di velluto, un tartufino nero e umidino mi annusa il viso,avvolto ancora nei sogni…le vibrisse mi sfiorano le guance solleticandomi e facendomi quindi svegliare sorridendo…guardo la sveglia…”Simba…..”… ti avvicini di nuovo, mi dai tante piccole testate “alzati mamma, dai è già giorno! Io ho fame!!!!” mi alzo… crocchette e poi coccole… e pensare che è cominciato tutto così…“Dai prendiamo un micio” mi diceva Gionata, ma io no, non ti volevo… avevo paura, un po’ perché con i gatti avuti in precedenza, non avevo mai avuto un buon rapporto e un po’ perché soffrivo ancora per la perdita del mio cane Birillo… ma Gionata ti voleva tanto ed io, lo ammetto, ero tentata allora dissi che andava bene, ma non volevo occuparmene, né per trovarti, né per accudirti… il dolore e le brutte cose che capitano nella vita, ti fanno prendere le distanze da ciò che potrebbe farti star bene a tempo determinato… e poi io ho sempre preferito i cani!Arriva il giorno del tuo arrivo, Gionata ha deciso di adottarti da una colonia felina di Argenta, ottima idea, perché spendere dei soldi quando ci sono tanti animali in cerca di una famiglia???? È il 9 maggio del 2010, abbiamo appuntamento con te nel pomeriggio… sono agitata, un po’ nervosa… ma ti ho già comprato tutto, ciotoline, cassettina, cibo e preso contatto con il veterinario per la prima visita…. arriviamo all’appuntamento, e la ragazza che t ha accompagnato ci mostra un minuscolo batuffolino nero… sei tu! Avevamo preso il trasportino per portarti a casa e invece,nel momento in cui ti ho vista tutte le mie difese sono crollate…un topino nero con grandi orecchie, una testolina triangolare da aliena e tutto il pelo, dalla testolina alla punta del codino, tutto irsuto e spettinato…pesavi 322 gr… eri la cosa più bella che avessi mai visto….da quel momento sono diventata tua… non hai fatto il viaggio verso casa nel trasportino, ma accucciata sul mio petto, annusandomi e guardandomi ogni tanto, poi con un piccolo tentativo di fusa, ti sei addormentata… eri serena, lo sapevi vero? Dal momento in cui ci siamo abbracciate, sapevi di essere a casa…. Sono passati due anni, ora sei una spettacolare pantera nera con occhi d’ambra, il pelo folto, soffice e che profuma di coccole…ed io sono la tua serva, che si prodiga nell’accudirti, regale felino, con amore e rispetto, perché il rispetto è la cosa più importante che mi hai insegnato, rispetto per i tuoi spazi, rispetto per i tuoi tempi ..mi hai fatto capire che se proprio una cosa la vuoi, conviene fermarsi, sedersi e attendere che questa cosa si faccia prendere… Le tue fusa hanno sedato mille volte la mia ansia, mi bastava prenderti in braccio nel modo che piace a te, e il tuo adagiarti morbida e caldina sulla mia spalla già mi rasserenava, poi ti abbandoni con le zampe ciondolanti e inizia il concerto più armonioso del mondo… fai le fusa, mi guardi e strusci il muso contro il mio viso…”vedi mamma? Non succede niente di brutto, io sono qui e ti sto marcando, sei mia, nulla può accaderti” e così affondo il naso nel tuo pelo annusandoti profondamente, il tuo ronf ronf aumenta ed io sospiro, con il cuore che galleggia nel nostro tenero abbraccio…

Simba

 

9. GATO’ di Laura B. 

Gatò in... insalata!

 

10. RENZO di Silvia A.  

Era il novembre del 2011 e finalmente, dopo quasi due anni passati a vivere tra il cemento, tornavo a respirare aria pulita in una nuova casa con un grande giardino e con una vita tutta da costruire che prometteva grandi cose… E in questa vita volevo ci entrasse un gatto, finalmente, dopo due anni lontana dal mio pelosone che per motivi logistici era rimasto dai miei… Ormai lui era accasato e non potevo certo sradicarlo.. ”Prendiamoci un gattino, che dici?” Il mio compagno mi ha guardata e ha detto: “ok, ma basta che sia femmina!” “E magari nera…” ho pensato io, che ho sempre sognato un peloso nero per casa… Ma fa lo stesso, venga quel che il destino vorrá..!E così è iniziata la ricerca di una micina… tra tutte le nostre conoscenze sembrava che di cucciolate non ci fosse nemmeno l’ombra… Finchè a gennaio arriva la notizia: una gattina squamina di due mesi e mezzo cerca famiglia… Pronti! Contattata la signora che conosceva chi l’aveva in stallo ci siamo accordati per il giorno e siamo partiti armati di trasportino e copertina. Arriviamo e dopo poco arriva anche la coppia che ci portava la piccolina: un gomitolino nero rosso e bianco tutto timido e impaurito.. Amore a prima vista..! Parlando veniamo a sapere che la micina era stata trovata con il fratellino, che erano innamorati l’uno dell’altra e quasi inseparabili, ma lui era giá stato richiesto da Bologna… Ed era NERO… il mio cuore ha fatto un salto e di istinto ho chiesto se potevo adottarli entrambi… Separarli mi sembrava una crudeltá e poi… Il destino aveva voluto che mi parlassero proprio di questo fratellino nero, senza che io chiedessi nulla… Detto fatto, partiti! Dopo qualche km arriviamo a destinazione, saliamo in casa della coppia e tra tanti mici lo vedo.. Un panterino tutto pepe, nero come la notte, con una piccola macchia bianca sul pancino… Era il MIO gatto, non c’era alcun dubbio! Ricongiunti i fratellini, ribattezzati a mio malgrado Renzo e Lucia (!), facciamo ritorno a casa. I mesi che seguono sono i più belli della mia vita.. Casa nuova, vita nuova e due piccoli vulcani tra i piedi..! Il mio pelosino nero ha rapito il mio cuore dal primo istante e tra noi è nato un amore speciale e unico… Sempre vicini, sempre in cerca di un posto sul mio pancino per fare scorta di coccole, sempre accanto anche a pranzo e a cena, sulla sua seggiolina vicino alla mia, a fare fusa, e persino in bagno, dato che non sopportava di essere lasciato chiuso fuori dalle stanze in cui stavo, pena continue grattate di porta e vivaci proteste…! Un genio della marachella, intelligente e senza alcuna paura,  alla continua ricerca di affetto… ha sempre conquistato il cuore di chiunque l’abbia conosciuto..! Fino ad agosto.. Quando una febbre continua e debilitante ci ha portati dal veterinario. Dopo tante analisi e visite la sentenza del dottore mi ha fermato il respiro: peritonite infettiva felina. Io l’avevo a malapena sentita nominare fino ad allora… Una malattia bastarda che non lascia scampo.. Il mio piccolo amore era destinato ad andarsene a breve. I giorni che hanno seguito quella diagnosi non li dimenticherò mai… Nel giro di un mese Renzo era sempre più magro e stanco. Riuscivo a dargli sollievo con la terapia, ma sapevo, sebbene nel cuore non lo accettassi, che presto sarebbe arrivata la fine. Nonostante facesse ormai fatica a camminare, lui che fino a un mese prima scalava alberi e mobili, che correva come il vento nell’erba, aveva ancora la forza di venirmi incontro quando rientravo dal lavoro, di arrampicarsi tra le mie braccia, di cercare con tutte le sue forze gli ultimi istanti del nostro amore… Ho vissuto gli ultimi giorni al suo fianco respirandone ogni attimo.. Fino all’11 ottobre, quando, a solo un anno di vita, ha chiuso gli occhi per l’ultima volta, tra le mie braccia. Ha lasciato alle spalle un grande vuoto in casa, nonostante sia rimasta la piccola Lucia, che grazie al cielo è sana… ha lasciato una mamma con il cuore a pezzi che non fa passare un giorno senza pensare al suo cucciolo speciale.. ma nonostante la nostalgia a volte faccia male da morire mi piace pensare che ora sia felice sul Ponte dell’Arcobaleno, quel posto speciale in paradiso dove i nostri cuccioli vivono felici aspettando il giorno di rincontrarci… Per quanto breve, la sua vita ha illuminato la mia… Per quanto piccolo, ha riempito il mio cuore. Ciao Renzino mio adorato, corri felice come facevi una volta, gioca, ama e divertiti..! Un giorno, ne sono sicura, ci riabbracceremo…

Renzo

 

11. LA STORIA DI FRAU BLUCHER di Alessandra B.  

Un giorno una collega disse che una delle sue gatte aveva avuto i micini: una era tutta nera.Avevo già un gatto di 2 anni, Igor (Aigor per gli intenditori). A dire la verità lui stava benissimo anche da solo, ma Aigor senza Frau Blucher non ha senso. Così, per colmare questa lacuna, decisi di andare a prendere il nero tenero batuffolo.La collega “gestiva” una serie di gatti semirandagi, per cui non mi aspettavo che la batuffola fosse in perfette condizioni psicofisiche, non potevo però immaginare di essermi portata a casa una vera e propria BOMBA BIOLOGICA.A parte tutti i possibili parassiti esterni (pulci e zecche se la godevano alla grande), il pacchetto era completato da:- 3 diversi tipi di vermi intestinali- diarrea (di più)

- otite ulcerosa da acari

- congiuntivite purulenta da Clamidia

- bronchite

- primo dito zampa anteriore destra fratturato

- timidezza stratosferica e paura di tutto (ma proprio tutto tutto).

Stranamente niente funghi, un mistero.

Aveva circa 3 mesi, un formidabile appetito nonostante tutto, ed era determinata a vivere.

Noi l’abbiamo aiutata e lei non ha mai mollato.

Igor, nel frattempo, sospettava che dietro la porta chiusa della “camera di quarantena” ci fosse qualcosa di losco: i suoi umani stavano tramando alle sue spalle!

Una volta stabilizzata la situazione clinica, cosa che ha richiesto molto tempo e una grande dedizione, decidemmo che era giunto il momento della presentazione ufficiale, e avvenne l’incontro.

Dopo i consueti convenevoli tra un gattaccio dominante e una timida gattina (i gattofili possono capire), Igor dette il suo assenso, sottolineando con estrema decisione che il capo era lui. Va bene sussurrò Frau Blucher, ma lasciami almeno 3 cose: cibo, cibo, cibo. Igor acconsentì: c’era cibo per tutti in fondo.

La convivenza iniziò, e la batuffola divenne una bellissima gattona nera, lucido pelo semilungo e languidi occhioni giallo oro. Solo il carattere rimase quello iniziale, molto schiva e timidissima, credo infatti che pochissimi dei miei ospiti l’abbiano vista dal vivo, e solo di sfuggita.

La cucina era il suo posto preferito, in quanto poteva sempre scapparci un po’ di cibo, la cuoca infatti era davvero generosa. Le piaceva molto stare “a tavola” con noi: sul pavimento vicino alla mia sedia c’era sempre il SUO piattino, che conservo gelosamente, perché lei doveva assolutamente assaggiare tutto quello che mangiavamo, se era di suo gradimento ne chiedeva ancora, ma senza esagerare, sennò tornava a dormire.

A parte una gengivite con conseguente asportazione dei molari, e due episodi di dermatite risolti rapidamente, sembrava godere di ottima salute.

Dopo anni trascorsi tra cibo e dormite (quanto l’ho invidiata!), il suo ben noto appetito iniziò a calare. Sulle prime non vi feci molto caso, d’altra parte con due gatti non sempre si capisce chi mangia più dell’altro, ma quando cominciò a perdere peso mi preoccupai. Analisi del sangue. Il verdetto fu uno shock: FIV+ , praticamente in fase terminale, e noi non lo avevamo mai sospettato.

Così, in agosto 2011 se n’è andata, dopo aver comunque vissuto serenamente e placidamente assieme a noi e ad altri gatti non-FIV, senza nessun problema, per 11 anni.

Spero che la storia della mia nerona serva a far capire non solo che i gatti neri sono speciali, ma anche che i gatti FIV+ (neri o multicolor) possono, e ne hanno il diritto, vivere dignitosamente ed essere amati, un diritto di tutti del resto, pelosi e no.

 

Frau Blucher

 

12. MICHELE ED ELDO, UNA STORIA A LIETO FINE di Michele M.  

Maggio 2011…finalmente la casa è finita e mi posso trasferire! Dopo i lavori di ristrutturazione è arrivato il momento di godermi un pò di tranquillità, poi verso fine estate penserò a cercare un compagno a quattro zampe! I gatti mi sono sempre piaciuti, ma per diverse ragioni non ho mai potuto permettermi di accoglierne uno a vivere con me…Una mattina di fine giugno ricevo una telefonata: un’amica ha “un problema” e passerà da me perchè io posso aiutarla. Non capisco bene il tono della telefonata, ma in un attimo lei è qua con un fagottino tra le mani, avvolto in un asciugamano.Ecco qual’ era il “problema”….un piccolo micino tutto sporco e impaurito, appena recuperato dalla strada, per la precisione dalla rotonda di via Pontegradella. La mia amica mi spiega che mezz’ora prima passando in auto aveva notato un gattino proprio al centro della rotonda e con non poche difficoltà era in qualche modo riuscita a recuperarlo…nonostante il piccolo non fosse molto collaborativo! Lei sapeva che io avrei voluto adottare un gatto di li a qualche mese e ha pensato che forse anticipare i tempi non sarebbe stato un  problema…così quel giorno sono diventato il papà di Eldo, chiamato così per ricordare il luogo del suo salvataggio (appunto la rotonda davanti al negozio “Eldo”).Da allora Eldo è con me, mi sono preso cura di lui, l’ho curato per diversi problemi che ha presentato fin da subito… problemi comuni ai gattini abbandonati, come le classiche infestazioni da parassiti, ma anche seri problemi neurologici che mi hanno preoccupato per alcuni mesi! In certi momenti Eldo sembrava davvero un “caso disperato” ma poi, grazie anche alle cure e alla perseveranza della sua veterinaria Rita, il peggio è passato e abbiamo potuto tirare tutti un sospiro di sollievo!Adesso Eldo sta bene, ha un anno e mezzo ed è uno splendido micione di più di 5 Kg con una lunga vita davanti a se… certo qualche strascico della malattia è ancora presente, ma ormai ci convive tranquillamente ed ha una elevata qualità di vita…insomma è un gatto che può dirsi fortunato come io lo sono ad avere lui!Questa è la storia di Eldo, gatto nero che in barba alla superstizione ha vinto contro ogni sfortuna che gli sia capitata diventando il mio inseparabile compagno di vita!

Eldo

 

13. BOBO di Stefania F.   

Ciao amici non pelosi!!!Mi chiamo Bobo dall’ottobre del 2011, prima mi chiamavano Nerino, e voglio raccontarvi la mia storia.Purtroppo non mi ricordo com’era il mio carattere quando ero ancora bambino, ma evidentemente non piaceva molto alla “signora” che ospitava me e mia sorella, perchè poi quando si è stancata di darci da mangiare (e non ce ne dava tanto, ero dimagrito un sacco) ha deciso che non potevamo più stare con lei e ci ha portati in un posto.Questo posto era strano perchè non c’erano umani ma solo altri pelosi e anche pennuti: e ce n’erano tanti!!C’era il cane Rudy mio amico, c’era un cavallo, c’erano delle galline, c’erano tanti altri gatti grandi e piccoli!E c’ero anche io…..per fortuna i non pelosi venivano tutti i giorni a portarci da mangiare, e a me piaceva tantissimo quando arrivavano perchè mi piace stare con loro, mi sono simpatici, mi fanno le coccole!!Però restavano poco tempo con me…..io li seguivo sempre, li aspettavo, mi facevo fare le carezze e gli facevo le fusa, ma poi andavano via e io restavo in quel posto e avevo paura! E allora stavo sempre vicino ad una casa, che però era fredda e vuota, e spesso per scaldarmi dormivo accucciato al mio amico cane Rudy che mi voleva bene.C’era anche mia sorella, Nerina, che voleva convincermi ad andare con lei ad esplorare la campagna, mi diceva che c’erano tante cose da vedere, mi insegnava ad andare a caccia, ma a me non piaceva esplorareeeeeeee!! Avevo pauraaaaaaaaaa!!!Io preferivo stare ad aspettare i non pelosi, che mi portavano da mangiare e mi facevano le coccole!!Allora un giorno ero molto triste, e ho cercato di farglielo capire in tutti i modi…..e ci sono riuscito perchè ho sentito che dicevano “Questo gatto non sa cosa farsene della sua libertà, è troppo buono e pauroso, il posto ideale per lui sarebbe una bella casa!”.INFATTI!!!! Era proprio vero, io non volevo più restare lì, iniziava anche a venire freddo!Una mattina ero a spasso per la campagna con Rudy e un non peloso amico, e quando siamo tornati alla casa c’erano dei non pelosi che non conoscevo, ma che mi hanno chiesto di entrare nella mia gabbietta.Siccome tutti mi sorridevano io sono entrato!Bè insomma, da quel giorno è cambiato tutto!!

Mi hanno portato in una casa piccolina, io subito sono uscito dalla gabbietta e ho visto del cibo e dell’acqua, allora sono andato a mangiare e bere perchè non volevo che qualcun altro me lo mangiasse.

Poi c’era la cassetta per i bisogni e li ho fatti lì perchè lo so che si fanno lì!! Poi ho dormito….ero stanchissimo!!

Ho pensato che era proprio piccolo quel posto, ma mi sono adeguato, non avevo paura! Poi gli umani mi hanno fatto vedere che il posto in realtà non era piccolo come sembrava….c’erano altre stanze, ma io ho avuto subito il sospetto di non essere solo: mi facevano sempre annusare dei giochi, delle coperte, e tutte

queste cose sapevano di gatto! Finché mi hanno fatto intravedere cosa c’era al di là della porta….UNA GATTINA MINUSCOLA!!!

Ho preso una gran paura subito, ma poi all’improvviso questa gattina ha deciso che voleva giocare con me e io non ho avuto scelta, allora abbiamo giocato! Non si stancava mai!!

E che caratterino amici…..dovreste conoscerla…..bisogna fare sempre quello che dice lei!! Ma io lo faccio, non c’è problema!

Più passavano i giorni e più mi piaceva la mia nuova vita, ho esplorato tutta la casa, ho dormito sul letto, sul divano, sul nostro gioco….da solo, con la gattina, con i miei non pelosi…ho mangiato mangiato mangiato….

Adesso è trascorso un anno da quando vivo così e con quella belva che si chiama Freccia, e vi posso dire una cosa: sono felice!

Come vi dicevo all’inizio, non ricordo come fosse il mio carattere da bambino, ma so benissimo com’è quello di adesso perché i non pelosi me lo dicono sempre: sono buonissimo, per me sono tutti miei amici e io voglio conoscere chiunque, mi piacciono da impazzire le coccole (e qui me ne fanno parecchie) e adoro Freccia.

Mi piace anche giocare, ma non troppo perchè poi mi stanco…..mi dicono che sono un ciccione, che dovrei mangiare meno….ma mi dite come faccio?? Ho sempre fame!! Invece Freccia non ne ha mai, e allora lascia sempre qualcosa nel suo piatto per me, siamo una gran squadra.

Ho un nuovo amico cane, si chiama Pedro, e non mi fa paura perchè anche se abbaia non mi fa niente.

Abbiamo anche cambiato casa in questo anno, e questa è molto meglio dell’altra….qui ci sono le scale, che sono il mio gioco preferito, perchè io e Freccia corriamo su e giù tutto il giorno e ci rincorriamo!

Poi quando siamo stanchi andiamo a dormire….certo Freccia è un gran impegno, devo sempre lavarla io e a volte lei mi restituisce il favore ma poi finisce sempre che mi morde e allora mi lavo da solo!

L’unica cosa che non ho ancora capito è cosa devo fare per poter mangiare quello che mangiano i non pelosi: io faccio di tutto per fargli capire che vorrei mangiare le loro cose, cerco di farli ridere girando la testa come fanno i cani, oppure li distraggo, a volte gli afferro il braccio per riuscire ad avvicinarmi il cibo….ma niente!!

So di essere goloso, ma un difetto dovrò pur avercelo no???

Insomma, dopo tutto questo racconto sono stanchissimo. Vi saluto e vado a farmi un pisolino, prima però mi faccio accarezzare un bel po’, poi spingo giù dal divano i non pelosi perchè occupano sempre il mio spazio, e poi spero che Freccia non mi disturbi perchè quella lì, se si mette in testa che è ora di giocare, non mi lascia più dormire!!

Anche i miei non pelosi vi salutano….a proposito, si chiamano Stefania e Davide e sono stati davvero fortunati a trovare me!!

Miaooooo!!!

Bobo

 

14. I GATTI NERI di Valeria G.   

Non posso parlare di Fusillo, l’ultimo micio dal pelo corvino che è entrato in casa, o Birba o Lucky, senza la storia di Cleo.Purtroppo, troppo, breve.Cleo fu trovata vicino ad un casello dell’Autostrada, dove lavorava mio padre.Avevo 9 anni e quella mattina ero rimasta a letto perché non stavo bene. Stavo ancora sonnecchiando quando arrivò la telefonata di mio padre che mi diceva “… c’è questa gattina… nera… la prendiamo?”, non gli feci finire la frase che già ero saltata giù dal letto, non avevo mai avuto un gatto ed ero felicissima!Era bellissima! Purtroppo qui non ho le sue foto, perché le ho lasciate a casa dei miei genitori. Ma una delle mie preferite è quella in cui le avevo messo un testa un cappellino di Barbie e una sciarpina.Mi ricordo quando insieme ai miei la portai a casa, in macchina in una scatola di cartone, dove mi fece il primo graffio.E mi ricordo l’ultima volta che la vidi, quattro anni dopo, in una gabbia del veterinario. Che avrebbe dovuto essere il nostro veterinario di fiducia. Ma che si è dimostrato interessato solo ai soldi.Io e mia madre andavamo tutti i giorni a trovarla. Un giorno mia madre si accorse che Cleo aveva qualcosa alla gola, lo fece presente al veterinario… ma da lì in poi abbiamo saputo poco o niente. Anche il referto era piuttosto vago.Ma davanti alla sua gabbia ce n’era una con tre gattini, due neri e uno bianco e nero, portati lì per essere adottati o in caso contrario “addormentati dolcemente”.Non cercavo un sostituto per Cleo ma ne avevo bisogno, tutti ne sentivamo il bisogno.E così scelsi un maschietto, nero anche lui. Birba, sì, come il gatto di Gargamella.Quest’anno ha compiuto 18 anni felini!

Qualche anno fa ha avuto momenti difficili: era arrivato a pesare quasi 20 chili, aveva un asma allergica, il diabete…

Ma niente che gli impedisse di non portare fede al suo nome: Oh quante ne ha combinate!

Adesso è un vecchietto che pesa 7 chili, non ha più l’asma, sale e scende le scale, saltellando alla sua maniera, ha qualche problemino “idraulico” ed è diventato anche più affettuoso di prima (sì, era un po’ “orso”).

 

Il cambiamento è avvenuto quattro anni fa.

Ero in vacanza con i miei in campagna, dove i gatti non sono mai mancati (tranne due anni, in cui la gastroenterite ha fatto le sue vittime).

In particolare una gattina simil certosina, madre di molti micetti che, nel corso degli anni, abbiamo visto nascere, crescere e, purtroppo, andare via troppo presto.

 

Quell’estate fece quattro cuccioli, due soriano, uno nero e uno grigio.

Nerino, così lo chiamavamo, era vivacissimo e un tantino irrequieto, invece il fratello, uno dei due soriani che avevamo chiamato “Tigrino”, era l’esatto contrario. Timido e timoroso. Erano inseparabili!

 

Poi, un giorno, mamma gatta decise di spostare i micetti dalla siepe al tetto del garage.

Il primo fu proprio Nerino.

Mamma gatta lo prende, va verso l’albero vicino al tetto, sale e nel momento del salto il gattino le scivola dalla bocca e cade sul terreno di pietra con un rumore che ancora oggi ho nelle orecchie.

Ci avviciniamo vediamo il sangue e questo fagottino nero che si muove appena.

Mia madre lo prende e vedere che perde sangue dal naso e dalla bocca, lo pulisce un po’ e poi lo rimette accanto alla madre, nella siepe. Un po’ frastornato si avvicina alla madre, che gli lecca il musetto e lo allatta, anche se non riesce a respirare bene.

Passata la prima notte capiamo tutti che ce l’ha fatta, che il suo nome sarà Lucky e che verrà con noi a casa.

E che ci verrà anche il suo fratellino, che nel frattempo era diventato Hiro.

Insomma, Birba con questi due piccoletti è ringiovanito!

 

Da 3 anni mi divido tra Torino e Firenze. Ma una casa senza un pelosetto non è una casa e quindi anche qua la scelta è caduta su un micio. Nero anche lui.

Fusillo.

Anche lui bello vivace e con il vizio di saltare ovunque, sempre più in alto.

Vizio che gli è costata una, forse due, delle sue proverbiali 9 vite.

Tra qualche giorno, infatti, sarà un anno da quando è caduto dal balcone, dal quarto piano.

Nella caduta ha battuto la testolina su una ringhiera sotto. Sangue. Ancora.

Per fortuna il veterinario è a pochi passi da casa.

Un canino rotto e un occhietto che lacrima ogni giorno sono le uniche cose visibili che ricordano l’incidente.

Il pneumotorace e la difficile operazione per togliere l’aria sono solo brutti ricordi.

Così come la zampa anteriore rotta: quattro mesi di steccatura e, per fortuna, nessuna operazione successiva.

Adesso i balconi sono, ovviamente, off limit, e il suo posto preferito è la tavola. Preferibilmente quando è ora di mangiare!

 

Mi sono forse dilungata troppo, ma i gatti neri sono una costante nella mia vita e non potevo sceglierne solo uno. Ognuno di loro ha una storia particolare che mi piaceva far conoscere.

 

 

Fusillo

 

15.  SEMPLICEMENTE RYAN di Roberta C.   

Eccomi qui, in tutto il mio splendore. Sono Ryan, un bellissimo gatto nero, o almeno lo sono agli occhi di chi mi vuole bene. Perché in realtà non sono proprio nero nero, diciamo che il mio pelo è un po’ sbiadito e tendente al marrone-rossiccio; e non posso nemmeno dire di essere lucido e morbido, anzi sono un po’ arruffato, ma con una strepitosa pancia pelata. Però sono elegante e  slanciato, o almeno così mi sento, anche se so di avere le zampe corte e storte e una camminata goffa e ciondolante. Questo non mi impedisce di essere fiero e coraggioso e incuto timore a qualunque altro quadrupede incontri il mio sguardo, perché il giardino è mio e nessuno ci deve entrare senza essere autorizzato.Peccato che il mio sguardo sia un po’ asimmetrico, perché ho avuto una simpatica congiuntivite all’occhio destro quando avevo solo tre settimane, e siccome si era affezionata a me a deciso di diventare cronica e farmi compagnia per tutta la vita. Sono proprio un gatto fortunato! A parte questo posso dire di essere il più bel gatto nero della famiglia. Ebbene si, con me vivono altri due gatti neri, mia sorella minore Bachisia, piccoletta e timidona, ma con un pelo lucente che fa invidia e lo zio Timoty, detto Timmy-Timmy.Lui si che fa paura, prima arriva la sua pancia e dopo un quarto d’ora arriva lui. E fosse anche un gigante! E bassotto, con le zampe corte e dieci chili di stazza. Se ti da una zampata ti fa girare su te stesso per mezz’ora. E non è difficile che succeda, ha un caratterino che ve lo raccomando.  Per distinguerci, i nostri amici umani, ci hanno regalato tre collari. A Bachisia è toccato il collare nero, sapete com’è, il tono su tono va sempre di moda. A me il fucsia, e comincia a venirmi il dubbio che forse volessero una femmina, ma comunque mi hanno sterilizzato, così non so più nemmeno io cosa sono, ho delle prepotenti crisi d’identità. Infine è arrivato il collare di Timoty, il quale, avendo qualche chilo di troppo, non ci entrava. Così gli è stato affibbiato un collare da cane, in pelle gialla, tutto borchiato. Gli dava veramente l’aria da duro, se escludiamo il delizioso campanellino azzurro di cui i nostri cari umani lo avevano dotato.  So che lo avevano fatto solo per agevolarlo, perché per via del suo peso non riusciva a saltare bene, così se di notte avesse voluto entrare dalla finestra, bastava che scuotesse il suo testolone per suonare il campanello e immediatamente veniva fatto entrare. Bisogna però ammettere che gli toglieva una buona percentuale di autorevolezza.Una cosa è certa, anche se non sono un bellone sono amato da tutti e rispettato, infatti mi chiamano “il Principe”. Per forza, visto che non posso contare sulla prestanza fisica devo puntare sul carattere, poi mi dicono tutti che sono simpatico. E meno male, perché fortunato non lo sono di sicuro. Già da piccolo avevo deciso di fare il collezionista, peccato che mi è capitata la collezione sbagliata. Infatti io ho la collezione completa di malattie. Come già vi ho detto ho iniziato subito con una congiuntivite cronica, diverse gastroenteriti, gengiviti e una serie svariata di malattie della pelle. Ho avuto persino la rogna! Ma non era stata debellata nel mondo occidentale? Ovviamente non mi sono fatto mancare diverse infezioni da morso, però quelle non potevo evitarle. Se c’è da menare io méno, però ne prendo anche. L’importante e non tirarsi mai indietro. L’ultima che mi è capitata è stata un’infezione al collo, e in quell’occasione non ho potuto evitare di andare a fare visita alla veterinaria. Non è che mi stia antipatica, anzi è sempre tanto dolce con me, ed è pure carina. Ma il solo pensiero di dovere stare steso su quel tavolo freddo, in balia degli eventi, mi fa impazzire. Per questo appena vengo inserito a forza nel trasportino urlo come un pazzo, e continuo a urlare in auto, e continuo pure nella sala d’aspetto. Però durante la visita sono di una tranquillità angelica. Sapete, meglio non correre troppi rischi e arruffianarsi la dolce veterinaria con qualche fusa.  Comunque quell’infezione doveva essere una cosa seria, perché mi è stato messo un tubo piantato nel collo, gli umani lo chiamavano drenaggio. La cosa peggiore è che per un mese ho dovuto indossare un collare particolare, il “collare di Elisabetta”. E’ stato un incubo, oltre a essere ridicolo, mi toglieva totalmente la visuale, così andavo a sbattere dappertutto e per mangiare dovevo introdurre la ciotola in questo collare a imbuto, ottenendo l’effetto aspirapolvere. E da esteta quale sono, non ho mai mandato giù il fatto che avessero scelto per questo collare un orribile colore arancione fosforescente, non donava per nulla al mio pelo e faceva a pugni con l’altro collare fucsia. Ma sorvoliamo su questi dettagli. Dopo avere fatto una lunga convalescenza chiuso in casa, mi sono ripreso. Fino all’estate successiva, quando con un altro morso nel collo, ho passato un altro mese nelle stesse condizioni. Ma tutti io li devo incontrare i gatti vampiri? E visto che non c’è due senza tre, l’estate successiva si è ripresentato lo stesso problema. Eppure stavolta non mi sembrava proprio di avere preso un morso. Nelle mie colluttazioni ero stato ben attento. Fatto sta che sono stato ricoverato tre giorni in ospedale e ho dovuto indossare di nuovo il collare di Elisabetta per alcuni mesi. Però stavolta i miei umani me ne avevano comprato uno fucsia, abbinato perfettamente all’altro collare e gli avevano aggiunto un favoloso fiocco bianco. Ero un amore, mi sentivo un principino inglese.I giorni continuano a passare e anche i mesi, ma il morso era sempre li, non si voleva chiudere. E infatti non si è più chiuso. Un pomeriggio freddo di febbraio invece sono stati i miei occhietti a chiudersi, ero tanto stanco, volevo solo fare un sonnellino, ma non mi sono più svegliato. Anzi, per essere precisi, non mi sono più svegliato nella mia casa col giardino, insieme ai miei umani. Adesso sono in un posto super affollato, non ho mai visto tanti gatti tutti insieme come qui, pensate che c’è anche lo zio Timoty, sembra addirittura più magro di qualche grammo. Però è sempre scorbutico. Qualche tempo fa è arrivata anche mia sorella Bachisia con la mia mamma Sidney. Che gioia nel rivedere la mia mamma, mi sono mancate tanto le sue coccole. Un po’ mi mancano anche i miei umani, spesso sento che parlano di me, raccontano le mie gesta e scende loro qualche lacrimuccia. Vuoi vedere che gli manco un po’ anch’io? In fondo, è impossibile dimenticarmi, sono stato, sono e sarò per sempre Ryan, detto “ il Principe” 

Ryan

 

 

16. Il colore della pelle di Carla S.   

Con questo caldo il borsone mi pesa ancora di più. E più passano le ore e più diventa pesante e mi fa dolere le spalle. Sento il sudore colarmi dalla fronte. Ho sete. Ma non ho tempo per bere.Neanche un po’ d’acqua. Quelle poche volte che sono entrato nel bar qui vicino, per chiedere unbicchiere d’acqua il barista, ma anche le persone che erano lì, mi hanno guardato in una certa maniera come per dirmi: ”Ma perché non lavori invece di perdere tempo al bar?”.E così mi sono un po’ vergognato. Infatti, debbo cercare di lavorare il più possibile, di vendere qualcosa: una sveglietta, una cintura, qualche collana, degli accendini, debbo assolutamente guadagnare almeno quel tanto che mi serve per mangiare, per sopravvivere.Ma è difficile. Molto difficile.Qui, davanti a questo supermercato, la gente è troppo indaffarata per fermarsi un attimo.Forse anche un po’ diffidente per ascoltare quello che ho da offrire. Anzi, appena mi vedono da lontano, cercano di cambiare direzione. Posso solo sperare che mi lascino il loro carrello vuoto, da riportare al suo posto, e così raggranellare una sommetta. Ma è umiliante!Ieri una signora, senza che neanche le parlassi, stavo solo andandole incontro, mi ha detto: ”Cosavuoi? Con il fisico che hai perché non vai a fare qualche altro lavoro?”.Non potevo risponderle, mi sono allontanato in fretta. Il colore della mia pelle mi proibisce di reagire. Essere nero è, già di per se’, una colpa. Non potevo, tanto meno, spiegarle che finché mi era riuscito trovare un altro genere di lavoro l’avevo fatto: nel meridione la raccolta dei pomidori. Ma poi finì il lavoro stagionale.Successivamente lavorai in un cantiere, ma solo per qualche mese.E’ difficile, quasi impossibile, trovare un lavoro fisso.Un lavoro. Un lavoro…era la speranza che mi ha fatto lasciare il mio Paese. Un lavoro per una vita migliore. Guadagnare per ritornare a casa con qualcosa in tasca. Cominciare una vita diversa. Ma sono rimaste solo speranze. Speranze che non ho ancora perse. Che non voglio perdere.Ma, quando di sera rientro in quella stanza, che divido con altri due amici, la nostalgia per quello che ho lasciato mi prende. Una vita di miseria anche là, ma nella tua terra, dove non sei guardato con curiosità, dove non esiste il disprezzo, dove sei “nero” e non “negro”, dove non sei un diverso,dove sei vicino ai tuoi genitori, ai tuoi fratelli, ai tuoi figli e ai tuoi simili…

Ne parlo con i miei compagni, e mi accorgo che anche loro provano gli stessi sentimenti, gli stessi dubbi, le stesse angosce. Poi tiriamo fuori qualche fotografia. Ce le mostriamo l’un l’altro.

Sono sempre le stesse. Sempre più sbiadite e consunte. Ci chiediamo: “Cosa faranno in questo momento a casa? Staranno pensando a noi? Spereranno che si sia trovato un buon lavoro?, Aspetteranno quei miseri soldi che, raramente, riusciamo a mandare?”.Anche quel poco mangiare che riusciamo a prepararci va giù a fatica. Il desiderio di arrenderci e di tornare è grande.

Questa mattina, appena arrivato qua, davanti al supermercato, ho visto un piccolo gatto nero disteso sull’asfalto, vicino al marciapiedi. Era morente, respirava a fatica. Ho pensato che, forse per il fatto di essere nero, sia stato abbandonato; che, anche per lui, il colore abbia condizionato la vita.

Avevo paura a toccarlo e fargli male, ma mi sono fatto coraggio, l’ho sollevato, era così leggero, e

l’ho appoggiato sull’erba all’ombra di un’aiuola di margherite bianche e gialle. Ed è tutto quello che ho potuto fare per lui. Avrei voluto poterlo aiutare, ma come? La gente passa, lo vede e tira dritto.

Io mi sento un po’ come lui. Abbandonato. Ogni tanto torno a rivederlo per fargli un po’ di compagnia. Spero solo che presto finisca di soffrire.

Mi lasciano un carrello. Vedo che dentro c’è del denaro. Corro per restituirlo. Sono due persone anziane, penso che si tratti di una dimenticanza. Mi guardano. Hanno uno sguardo buono, forse un po’ compassionevole, ma sorridono quando mi dicono: ”Glielo abbiamo lasciato di proposito”.

Rimango imbarazzato. Non sono abituato ad atti di generosità. Riesco solo a dire: ”Grazie”. Dico più volte grazie. Mi sento un po’ riconciliato con la vita e con il mondo: forse non tutti pensano che essere neri sia una colpa. Forse essere qui a vendere piccoli oggetti, per guadagnarmi la vita non è poi così deplorevole. Forse un giorno, magari lontano, potrò ritornare a casa mia. Forse…

Guardo il cielo. Un sole rosso e immenso sta tramontando. Con i suoi ultimi raggi di fuoco illumina l’orizzonte e dipinge di rosso i tetti delle case. Un altro giorno se n’è andato. Torno a rivedere quel piccolo gatto. E’ sempre lì, sdraiato in mezzo al verde: gli fanno corona le margherite.

E’ sempre lì, ma ormai non soffre più.

 

 

17 – MIMI’ IL PRINCIPINO di Francesco S.  

Ciao a tutti,il mio nome è Mimì Sperduto detto il Principino. Faccio parte di una colonia felina composta da 6 gatti, di cui 5 femminucce ed Io. Sono nato a Rionero in Vulture( Potenza), il 03/04/2010 la notte di Pasqua. La mia Mamma, purtroppo, mi ha lasciato a soli 20 giorni, poiché venne  investita da un’auto. Fortunatamente Micky ( un’altra mamma gatta della colonia ) mi ha adottato insieme ai suoi cucciolotti. Ma devo ringraziare anche i miei due padroncini ( Francesco e Loredana ), i quali si sono presi cura di me, aiutando Micky nell’allattamento con latte in polvere ad uso veterinario. Il mio carattere è stato sempre vivace e litigioso, tant’è che in un combattimento per la difesa del mio territorio sono stato gravemente ferito ad una zampa, da cui partì un’infezione con febbre altissima e sospetto di Leucemia Felina. Prontamente ricoverato c/o la struttura veterinaria della mia città e a seguito di analisi appropriate del sangue, sono risultato negativo alla Leucemia, ma sono rimasto in cura per molto tempo per via delle ferite riportate. Dopo la guarigione, sono stato sottoposto a castrazione onde evitare che mi allontanassi e di evitare ulteriori combattimenti. Purtroppo non è servito a nulla. Ho continuato nei litigi e mi sono procurato altre ferite e ulteriori ricoveri in ambulatorio. Dopodiché , Francesco e Loredana hanno deciso di farmi installare un microchip, iscrizione all’Anagrafe Nazionale Felina ed una vita da gatto di “casa”. Adoro giocare con palline in spugna ( che  distruggo e polverizzo in pochi giorni ), elastici, penne stilografiche, tappi di bottiglia. Ne combino di tutti i colori, ma la marachella più grossa che ho fatto è stato quando in garage sono riuscito ad aprire la porta della macchina, far accendere la luce di cortesia nell’abitacolo con le conseguenze sulla batteria ( completamente scarica ). Naturalmente ho dormito sui sedili ed ho ridotto in coriandoli il parasole. Non per ultimo, ho distrutto il presepe. Mi hanno trovato che dormivo nella grotta tranquillamente… Nei momenti di relativa tranquillità, passo il tempo alla finestra ad osservare il mio giardino e il resto della colonia felina. Non trascuro i miei padroncini ( anche se a volte li considero miei schiavetti ), facendo loro coccole e tantissime fusa.Ho un profilo su Facebook dove pubblico le mie marachelle… Mimì Sperduto Il Principino      

Mimì e Archimede

 

18 – CESARE di Raffaella R.   

Mi chiamo Cesare e ho già 6 mesi. A 4 mesi e’ venuto a mancare il mio migliore amico Poldo, un cane meticcio di 16 anni. Appena ho capito che non era più con me, mi sono rotolato sulla sua cuccia per non dimenticarmi del suo profumo. Mi ha insegnato molte cose e da lui ho imparato ad aspettare il cibo dalla tavola (non sempre), a bere l’acqua direttamente dal WC e ad aprire le porte. Vivo ancora con la mia mamma che avevo perso ma che poi ho ritrovato.

Cesare

 

19 – GIACOMO di Silvia B.  

Quando il mio ragazzo decise di adottare, “in affidamento congiunto”, Giacomo, un panterino, con i baffi tutti bianchi da un lato e tutti neri dall’altro ed un lungo sopracciglio bianco, io abitavo in un appartamento al 4° piano di un condominio, insieme ad altre studentesse. Una sera il piccolo Giacomo, di pochi mesi, non rispondeva al richiamo dei croccantini; lo cercai ovunque: sul terrazzo, sotto i letti, dentro gli armadi, ma di lui nessuna traccia… ad un tratto pensai alla sua grande passione per i davanzali delle finestre… ed infatti, mimetizzandosi con l’oscurità dellanotte, era stato involontariamente chiuso fuori dalla finestra e dalla tapparella da una mia coinquilina, rimanendo a lungo in equilibrio sui pochi cm di davanzale rimasti. Oggi Giacomo ha 6 anni, continua ad avere la passione per i davanzali ed il “funambolismo”, ma adesso… abitiamo al primo piano!!! 

Giacomo

 

20 – LEO, MICINO (S)FORTUNATO di Alessia Z.   

Ho sempre avuto gatti e sempre ne avrò però fino a quel momento non avevo mai avuto un gatto nero, non per scelta mia ma del caso, ogni nuovo gatto che capitava a casa mia veniva accolto da me e da mia nonna con una gioia indescrivibile, un po’ meno felice era mia mamma però eravamo due contro una e la doveva prendere persa regolarmente.In quel periodo eravamo a quota quattro e mai avevamo avuto così “tanti” gatti, per me erano i tesori più grandi che avevo e tutt’ora lo sono.Un bel giorno il mio compagno mi disse che gli sarebbe piaciuto un micetto nero ma ovviamente mai ci sarebbe venuto in mente di andarlo a cercare tanto sapevamo benissimo che purtroppo con le nuove nascite primaverili puntualmente qualche new entry sarebbe stata abbandonata presso di noi e di qualsiasi colore sarebbe stato l’avremmo tenuto …. anche se questo gatto nero lo desiderava con tutto il cuore.Un bel giorno in giardino vidi due gatti neri, uno già adulto e uno un po’ più piccolo di un gatto adulto, magrissimo e senza un occhietto, subito sentii una fitta allo stomaco, mi era bastato vederlo un solo istante per capire che quel micetto “difettoso” ma bellissimo ai miei occhi aveva bisogno del mio aiuto ….Dipendeva in tutto dal gatto più grande, lo seguiva come un’ombra. Ricordo perfettamente che fuggirono entrambi a gambe levate appena feci un passo verso di loro, il pensiero di quel micetto non mi fece dormire per diverse notti a seguire, dovevo averlo proprio perché nessuno l’avrebbe mai voluto a causa della sua imperfezione ….. non m’importava del colore, del fatto che fosse senza un occhio, del fatto che fosse veramente bruttino, per me era la cosa più bella che mi potesse capitare.Ho cominciato subito a mettere fuori dalla porta del mangiare per loro e piano piano si accorsero che tutto sommato potevano anche darmi un po’ di fiducia in più, ovviamente, come ogni amante dei gatti che si rispetti, avevo le mani tutte graffiate, era senza un occhio ma la mia mano la vedeva molto bene.Li chiamammo Nerino e Nerone (grande fantasia) Nerino oltre ad avere un solo occhietto aveva anche tutti i dentini storti però mangiava voracemente tutto quello che gli davo, dopo poche settimane la sua panciotta era bella tonda ma non ne voleva sapere di farsi toccare, Nerone era invece molto riservato e appena mi vedeva si allontanava subito, anche la sua panciotta si era arrotondata, però aveva una forma strana, anche il suo comportamento era diventato strano, si infilava furtivamente in ogni garage come se cercasse qualcosa, ho sempre creduto che avesse fame cosi lo strafogavo di tutto e di più ma, mercoledi 26 marzo 2008, capimmo che Nerone in realtà era Nerina e che la pancia “strana” nascondeva quattro stupendi micini ….Non avevo mai assistito ad un parto di un gatto e non avevo mai visto dei micini cosi piccoli, Nerina era stata bravissima, li aveva già lavati e sistemati tutti in fila come dei soldatini, ancora oggi a distanza di 4 anni mi vengono le lacrime agli occhi nel pensare alla loro bellezza, Nerina era affamata e mise da parte la sua incredibile timidezza e si fece accarezzare mentre mangiava. I micini erano 3 neri ed 1 grigio, decidemmo all’unanimità che avremmo tenuto sia i 4 gattini che Nerina e Nerino.Tra i gattini il mio preferito era uno dei 3 neri, era molto più grande e più forte degli altri, con un caratterino veramente tutto pepe, sfacciatissimo e curiosissimo di tutto.Una sera però tornando a casa dal lavoro vidi Nerina con uno dei micetti in bocca, li aveva portati via tutti, quella sera pioveva e faceva veramente freddo e tre di loro soffrivano di raffreddore, non sapevo più cosa fare e dove andarli a cercare, era buio pesto e non li avrei mai scovati …. Ero disperata, avrei fatto qualsiasi cosa per quei batuffoli anche se sapevo benissimo di non essere all’altezza di gestire una situazione del genere, Nerina era stata velocissima e non ero riuscita a vedere dove li aveva portati, nelle sere a seguire tornava regolarmente a mangiare però non si fece più accarezzare, ce l’aveva con me, io che avrei fatto di tutto per salvarli dalla vita da randagi alla quale erano destinati, non avevo nessuno che potesse aiutarmi e nessuno che mi desse dei validi consigli, li aveva sicuramente portati via per colpa mia, ero stata troppo presente e si sarà sentita minacciata.Il sabato, con la luce del sole, andammo a cercare Nerina ed i quattro micetti, trovammo solo il gattino grigio, era morto, aveva un morso alla gola, non abbiamo capito chi l’avesse ucciso, Nerina li aveva portati nel pollaio del nostro vicino di casa, il posto più malsano al mondo, in mezzo a sporcizia, umidità e topi…. I micini avevano un mese di vita, non ce la potevano avere fatta. In un attimo capii che il sogno di poter adottare in blocco i sei gatti era svanito. Degli altri micetti non c’era traccia.Per alcune notti però ho continuato a sognare il mio gattino preferito, quello più forte, più cicciottello e senza raffreddore, mi ripetevo che probabilmente lui ce la poteva aver fatta a superare il freddo, lui, il mio micino, era forte. Sentivo che era vivo anche se tutto mi era contro, anche se il mio vicino mi disse che spesso aveva visto le volpi nel suo cortile e che probabilmente i tre micini erano stati mangiati, io ho continuato a crederci.Dopo dieci giorni, in mezzo a dei vasi di fiori, trovammo il “mio” micino nero, era malconcio, gli occhi tutti incrostati, sporco di terra e affamato, però era vivo. Lo chiamammo Leo. Con Leo in “ostaggio” riuscimmo a catturare sia Nerina che Nerino, con i nostri quattro gatti adulti non c’era assolutamente modo di inserirli e cosi, dato che la stagione stava migliorando, li mettemmo dentro una casetta di legno, blindati dentro.Leo era un vero demonio, si arrampicava ovunque, saltava in ogni angolo, si nascondeva e faceva gli agguati a sua mamma e allo “zio” adottivo, non capimmo mai se Nerino era figlio o fratello di Nerina….

A 3 mesi però Leo cadde da circa 2 metri di altezza rompendosi entrambe le zampette anteriori, dovevamo ingessarle al più presto però, a causa della giovane età del micio, avrebbe potuto non sopportare l’anestesia, da sveglio non era possibile ingessarlo, era già stato un grosso problema fargli i raggi, ma non c’era alternativa, non poteva rimanere cosi.

Ricordo che il veterinario prima di iniettargli l’anestesia guardò la mia faccia, avrei voluto trattenere le lacrime ma non potevo impedir loro di scendere, mi disse che sarebbe andato tutto bene e che mi avrebbe restituito Leo come nuovo in un paio d’ore.

Mandai il mio compagno dal veterinario per riprendere Leo, io non avevo il coraggio di andarci, non avrei sopportato di sentirmi dire che era morto. Poco dopo mi riportò a casa il mio piccolino, era già sveglio e stanco di rimanere in quella gabbia, il veterinario disse che avrebbe faticato un po’ a camminare ma prima o poi avrebbe capito come fare, credo che ci impiegò un secondo poi come un fulmine cominciò a correre per tutta casa con i suoi gessetti rossi e blu, era fortissimo, cosi piccolo ma cosi forte, non aveva paura di niente.

Dall’età di un anno ho sempre avuto gatti ma mai ero stata cosi innamorata ed in simbiosi con un gatto, era la mia ombra, ancora di più quando decidemmo di prenderlo in casa, Nerina e Nerino entrarono nelle simpatie degli altri miei mici e passarono l’inverno nel garage riscaldato diventando i gatti più coccoloni del mondo.

Tutto procedeva bene fino al giorno di pasquetta 2010, Leo era rimasto in casa assieme alla micetta con cui conviveva, mentre noi eravamo andati a pranzo dai miei genitori, fortunatamente siamo stati fuori casa soltanto un paio d’ore, rientrando capimmo subito che qualcosa non andava, la micetta anziché tentare come sempre la fuga fuori dalla porta scappò verso la cucina miagolando come per farsi seguire, sentimmo anche i miagolii strazianti di Leo, era appeso a testa in giù allo sgabello della cucina, si era impigliato con la zampina posteriore ai filamenti di alluminio che componevano lo schienale, a terra c’era sangue e pipì …. Credo di avere perso in un colpo 10 anni di vita, una volta liberato aveva il cuore a mille (come me) e la zampina non la riusciva a piegare.

Era il giorno di pasquetta ed il mio veterinario era irreperibile ovviamente. Lo portammo di corsa in clinica a Ferrara, fortunatamente c’eravamo solo noi. Leo, per liberarsi dallo sgabello, si era dondolato e contorto diverse volte amputandosi un dito, rompendosi l’osso e lacerandosi tutti i legamenti, bisognava operarlo perché soffriva tremendamente, la guarigione sarebbe stata lunghissima e non era sicuro il fatto di poter salvare la zampa, non mi importava del suo aspetto fisico, con o senza zampa era sempre il mio Leo, mi preoccupavano le sofferenze a cui sarebbe andato incontro per almeno 6 mesi, questi erano i tempi previsti.

Avrei voluto addormentarmi e svegliarmi sei mesi dopo. Ancora una volta dovevo decidere io cosa fare, ancora una volta con il cuore in gola ed i soliti occhi lucidi decisi di farlo operare, rimase in clinica tre giorni, a casa mancava da morire a tutti, compresa la micia che lo cercava ovunque nonostante non avesse mai accettato la sua presenza troppo invadente.

Ricordo che il primo gesso era enorme e dopo pochi passi si stancava di doverselo trascinare dietro, doveva rimanere per quasi tutto il giorno dentro la gabbia per paura che potesse farsi ancora più male e di li a pochi giorni ci fu un crollo sia fisico che psicologico, non mangiava più e non faceva più le fusa. Mai come in quel momento ho pensato di poterlo perdere, il suo pelo da nero velluto era diventato opaco, spento, non voleva reagire ed io piangevo.

Gli mettevamo il cibo in gola con la siringa, per dargli gli antibiotici era un vero dramma. I veterinari della clinica mi rincuoravano sempre dicendo che era meglio se fosse dimagrito un po’ e che presto sarebbe migliorato ma io lo vedevo sempre più magro e apatico, sembrava stanco di lottare. Decisi, contro il parere dei veterinari, di lasciarlo fuori dalla gabbia e quella notte lo portai in camera con me dentro alla sua cestina sulla pedana di fianco al letto, cominciai a sentire che con enorme fatica si stava arrampicando sul letto, trascinando il suo enorme piedone si era coricato di fianco a me con le testolina sul cuscino, quella notte ricominciò a fare le fusa, era tornato il mio Leo, aveva solo bisogno di tanto affetto, probabilmente in gabbia si sentiva escluso e abbandonato, la guarigione definitiva avvenne in 3 mesi anziché 6.

Fu soprannominato “gattino viaggiatore” perché più volte la settimana lo portavamo da Portomaggiore a Ferrara per le medicazioni ed i controlli, gli è sempre piaciuta la macchina e da grandissimo ficcanaso guardava dal finestrino per tutto il viaggio.

Non mi stancherò mai di ripetergli che siamo stati veramente fortunati ad incontrarci.

Oggi Leo, micino (s)fortunato, ha quattro anni, è sempre indemoniato come il primo giorno e non stima i pericoli, fa danni a non finire ed io ho sempre il cuore in gola …. ma guai se non ci fosse …

Leo

 

21 – MARTINO E CORALLO FOREVER FRIENDS di Marta A.   

8 GIUGNO 2012 – INIZIO CAMPIONATO EUROPEO

MARTINO: Ciao! Sei tu Corallo, detto anche Martino 2 la vendetta? Io sono Martino.

CORALLO: Martino! Finalmente ci si conosce! Quando la Marta mi trovò e mi portò in casa sua, al primo impatto lui chiamò Martino 2 perché anche tu a suo tempo fosti ospitato da lei, allora la storia si ripeteva, mi ero sempre chiesto chi fosse Martino 1. A dire il vero, siccome anch’io sono stato molto fortunato come te, non disdegno nemmeno Tiki 2, dato che è l’altro tuo nome e significa fortunato, anch’io ne ho avuta tanta di fortuna.

MARTINO: Ma sai proprio tutto! Anch’io, sapendo che zia Marta ti aveva raccolto e miraccontava dite, ero proprio curioso di conoscerti.

CORALLO: Io però ti sapevo in cielo, pochi giorni fa la Marta ha telefonato a Marina, la miamamma, piangendo perché tu sei morto.

MARTINO: Infatti è proprio così. Adesso sono in cielo, ci si sta molto bene, però la mia mamma mi manca tanto, così come i nonni, gli zii Riccardo, Luca, Filomena, Nicola, Marta

CORALLO: Pure quella matta della Marta ti manca?

MARTINO: Perché dici che è matta? Mi ha raccontato che quando ti portò a benedire ti spaventasti, non voleva farti del male, ne parleremo meglio dopo. Senti, tra poco inizia il campionato di calcio europeo, lo guardiamo insieme?

CORALLO: Il campionato europeo? Ma vogliamo scherzare? Sono mesi che dicono di non guardarlo perché in Ucraina, il paese che ospita l’evento, hanno soppresso tutti i cani e i gatti randagi che trovavano per non fare brutte figure coi turisti che vengono a vedere le partite!

MARTINO: Lo so, le nostre mamme, zia Marta e tanti altri si sono dati da fare per boicottare questi europei, ma a me il calcio piace troppo, non posso fare a meno di vederlo. Sai, la mia mamma si divertiva tanto quando, durante la partita, seguivo la palla con lo sguardo e, se andava fuori dallo schermo, andavo a cercarla dietro il televisore.

CORALLO: A parte questo orrore, ammetto che il calcio piace anche a me … dai, guardiamo lepartite, ma non diciamolo a nessuno.

28 GIUGNO 2012 L’ITALIA VINCE LA SEMIFINALE

MARTINO: Hai visto, siamo arrivati in finale, chi l’avrebbe detto?!

CORALLO: Gli amici degli animali, boicottando il campionato, hanno detto di non fare eccezione se  l’Italia fosse arrivata in finale, noi, zitti zitti, le abbiamo viste tutte, a questo punto dobbiamo

vederla, speriamo di vincere!

MARTINO: Certo che la guardiamo, vorrei convincere anche zia Marta a guardarla!

CORALLO: No! Ti prego! Noi la invitare! Non sono ancora pronto a riincontrarla!

MARTINO: Va bene, se proprio non vuoi mica le dico di venire qui da noi, però voglio che la guardi in mio onore, da casa sua … Mai-ta, ti prego, guarda la finale, fallo per me!

poco dopo

MARTINO: Missione compiuta! Non voleva vedere la partita, più volte ha detto no, io ho insistito, lei è riuscita a vedermi, mi ha promesso che la guarderà, ma solo per me.

CORALLO: Martino! Questa non me la dovevi fare! Dove mi nascondo adesso?

MARTINO: Non hai bisogno di nasconderti, non la guarda mica con noi. E’ andata a trascorrere il week end dai suoi parenti a Castiglion Fiorentino (AR), torna a Firenze lunedì mattina, la partita la guarda al maxischermo di un bar vicino a casa del suo zio.

CORALLO: Meno male! Oh! Tra poco inizia, andiamo al televisore!

1 LUGLIO 2012 – FINE DEL CAMPIONATO

MARTINO: Che delusione, siamo arrivati secondi!

CORALLO: La Spagna è imbattibile, ma l’Italia poteva giocare molto meglio, quel 4-O non mi va giù.

MARTINO: Zia Marta mi ha promesso che mi avrebbe dedicato l’eventuale vittoria, invece ci si deve accontentare del secondo posto. Lasciamo perdere, parliamo di altre cose, perché quando la zia viene a trovarti scappi? Mi raccolti meglio della benedizione?

CORALLO: Successe che una domenica d’inverno, era il 16 gennaio 2011, lei venne a prendermi, mi mise in un trasportino e mi portò in una specie di casa molto grande, piena di dipinti, chiamata chiesa, mi disse di comportarmi bene perché per me era un giorno importante. Dentro c’era un uomo con delle strane tuniche addosso, parlava a tanta gente, non ho idea di cosa stesse dicendo, mi annoiavo, volevo andare via. Poco prima della fine di quel rito, la Messa, disse a Marta di mettersi in prima fila perché doveva benedirmi, era la festa di S. Antonio Abate e, quando finalmente si uscì, fui assaltato da tanti bambini che tentavano di mettere le mani dentro la gabbietta, ebbi tanta paura perché non potevo scappare, non capivo il senso di tutto questo.

MARTINO: Capisco la paura, ma zia Marta non voleva farti un dispetto, S. Antonio Abate è il protettore degli animali, ogni anno in quel periodo c’è la tradizione di portare cani, gatti e anche altri animali a benedire, ma basta una volta, non occorre andarci tutti gli anni, stai tranquillo, non ti ci porterà più.

CORALLO: Ma a che serve la benedizione?

MARTiNO: Con la benedizione sei sotto la protezione di S. Antonio, tu non lo vedi che è in cielo, adesso io lo conosco bene e so cosa vuol dire. Quando ero piccolo non so perchè, ma a zia Marta non viene in mente di farmi benedire, ma, quando nel maggio del 2011 stavo male e non mangiavo più, la mia mamma le telefonò per dirle che forse avevo pochi giorni di vita. Zia Marta lasciò alla mamma un’immagine di S. Antonio, la mamma pregava per me e mi ripresi. Purtroppo, dopo circa un anno, mi sono ammalato di nuovo e questa volta non ce l’ho fatta. Non capivo nemmeno io il ruolo di S. Antonio, poi la mamma, nel corredo per “l’ultimo viaggio”, ci ha messo anche la sua immagine. Ora che Io conosco di persona capisco il significato di tutto ciò, ti invito a non avere più paura di zia Marta, ha fatto tutto questo perchè vuole che tu viva a lungo e in salute.

CORALLO: Ho capito, spero di vincere la paura, ma c anche un altra cosa che mi preoccupa, la mia mamma a volte fa le foto a me e a mia moglie Lunarosa e le manda alla Marta. Un giorno le ha viste anche suo fratello, è rimasto talmente folgorato dalla bellezza di Lunarosa che qualche volta dice che verrà qui a prenderla per portarla a casa sua.

MARTINO: Zia Marta ti vuole felice, non vuole che tu divorzi, perciò stai tranquillo, non permetterà a suo fratello di rapire Lunarosa. A proposito, con molto ritardo ti faccio tanti auguri per il tuo matrimonio. Senti, il motivo principale per cui sono venuto da te è per affidarti una missione molto speciale.

CORALLO: Una missione speciale? Di cosa si tratta?

MARTINO: il 17 settembre è il compleanno della mia mamma, siccome in questi 16 anni mi ha trattato in guanti bianchi, voglio ringraziarla con un regalo molto originale.

CORALLO: Di solito gli uomini festeggiano il compleanno mettendo su una torta il numero di candeline che corrispondono agli anni che compiono, rosa per le femmine, celesti per i maschi, le accendono e il festeggiato deve soffiare e spegnerle tutte. Vuoi regalarle una torta?

MARTINO: Lo so, anche la mia mamma festeggia così, ma io voglio farle un regalo davvero speciale, voglio donarti una parte di me, in modo che, se un giorno ti vedrà, rivedrà un po’ anche me, ci stai?

CORALLO: Più che volentieri! Lo so che lei quando lei ti trovò sotto a quei tubi accatastati suonò diversi campanelli, cercava qualcuno che ti aiutasse a tirarti fiori di lì, salvandoti da morte certa.

MARTINO: E chi scese?

CORALLO: Scese zia Marta con suo fratello, ti hanno ospitato per un giorno poi la tua mamma è venuta a prenderti per portarti a casa sua.

MARTINO: Bene, visto che siamo stati accomunati dall’essere stati ospiti della famiglia di zia Marta, ti considero il mio erede, la macchia bianca che ti è spuntata sul collo è una parte di me che vive in te. Detto questo desidero che tu ti riconcili con la zia.

CORALLO: Sono orgoglioso di essere il tuo erede e spero di riuscire a vincere la paura. Vorrei che la tua mamma una volta venisse a trovarmi, io e la mia mamma desideriamo tanto conoscerla.

MARTINO: Bene, adesso devo tornare lassù” ciao Corallo, a presto!

CORALLO: Anch’io ti devo salutare, mia moglie mi aspetta, ciao Martino!

17 SETTEMBRE 2012 – COMPLEANNO DI ELISABETTA MARTINO & CORALLO:

Buon compleanno Elisabetta!!!

Corallo

 

22 – FILASTROCCA DI FILILITHIS di Sabina L.  

 

 

FILILITHIS  E’  IL  NOME  MIO

UN  MICIO  NERO  SONO  IO

IL  MIO  NOME  E’  COMPLICATO

PERCHE’  IN  GRECIA  SONO  NATO

LA  MIA  MAMMA  HA  IL  MANTELLO  TUTTO  COLORATO

INSIEME  A  ME  ALTRI  TRE  MICINI  ALLA  LUCE  HA  DATO

TUTTI  QUANTI  DI  CARATTERE  GIOIOSO

MA  IO  DI  CERTO  SONO  IL  PIU’  CURIOSO

SIAMO   NATI   SFORTUNATI

I  NOSTRI  OCCHIETTI   ANCOR  CHIUSI  GIA’  ERANO  AMMALATI

UNA   BUONA  FAMIGLIA  CI  HA  TROVATI

E  GRAZIE  A  LORO CI  SIAMO  SALVATI

TUTTI  E  CINQUE  SIAMO  STATI   ADOTTATI

E  NELLA  STESSA  CASA  CI  SIAMO  RITROVATI

IO  MI  VANTO  DI  ESSERE AFFETTUOSO

SE  MI  PRENDI  IN  BRACCIO  TI  MOSTRO  IL  MIO  NASINO  MORBIDOSO

SE  POI  IL  TUO  VISO  MI  PORGERAI

UNA  BELLA  LECCATA TI  PRENDERAI

DAL MIO  OCCHIETTO  VELATO  NON  FARTI  IMPRESSIONARE

TUTTO  QUANTO  IO  POSSO  COMUNQUE  GUARDARE

IL  DOTTORE  GIA’  MI  HA  VISITATO 

E  HA  DETTO  DI  RITENERMI  FORTUNATO

SE  LA  MIA  MAMMA  UMANA  NON  MI  AVESSE  CURATO

A   QUEST’ORA   SAREI   DI  CERTO  GIA’  SPACCIATO

SONO  UN  PICCOLO  PANTERINO

MI  MUOVO  SINUOSO  DA  VERO  FELINO

IL  MIO   PELO  NERO  E’  MORBIDO  COME  IL  VELLUTO

SE  MI  TOCCHI  TI  INNAMORI   IN   UN    MINUTO

E  NON  DIRMI  MAI  CHE  PORTO  SFORTUNA

PERCHE’  CON  UN  GRAN  CALCIO  TI  MANDO  SULLA  LUNA

SONO  SIMPATICO,  ENIGMATICO  E  MISTERIOSO

DA  VERO  GATTO  NERO  ANCHE  UN  PO’  PRESUNTUOSO

IN  PASSATO  ERO  CACCIATO  E  DETESTATO

INFATTI  UNA  STREGHETTA   MI  HA  ADOTTATO

MA  NON  PER  ESSERE  MALTRATTATO

BENSI’  DA  TANTO  AMORE  VEZZEGGIATO

COL  MIO  PASSO   SOFFICE  E  FELPATO

IL  SUO  CUORE  HO  CONQUISTATO

FORSE  PERCHE’   ALTRI  MICI  LE  HO RICORDATO

CHE  LEI  HA PERSO PUR  AVENDO  TANTO  AMATO

PERCHE’  L’AMORE  DI  NOI   GATTI  E’   INCONDIZIONATO

MAI  NESSUNO DOVREBBE ESSERE ABBANDONATO

LA  MIA  STORIA  HA  UN  LIETO  FINE

E VORREI  FOSSE  COSI  PER TUTTE  LE  ANIME  FELINE

 

Fililithis

23 – PISOLO di Elisa e Giovanni 

Succedono cose strane nella vita… Anche nella vita di un gatto nero… ho ricordi un po’ confusi ma qualche immagine… Qualche sensazione ancora affiorano. Mi ricordo il calore della mamma , le carezze dei bipedi, la lotta con i miei fratellini per arrivare a succhiare il latte. Poi un giorno tutto cambió, mi hanno messo nel trasportino e dopo un giro in macchina sono stato gettato fuori. Perchè?… Niente più mamma… Carezze… Poi la fame, la paura, cominciavo a dimagrire a cercare cibo e calore. Era una mattina molto presto quando si aprì la porta davanti alla quale avevo passato la notte, vidi due cagnoni… Non ringhiavano, sembravano buoni con me… e subito dopo il bipede dietro di loro mi prese in braccio e mi portò in casa dove c’era una bipede e un altro gattino… Li sentivo discutere… Lei “dai, teniamolo, é tanto magro e piccolo…” Lui “Lo sai che abitiamo in un bilocale, abbiamo già due cani e un gatto, mi dispiace ma non possiamo, poi non sappiamo se é vaccinato, se ha malattie o se è di qualcuno, adesso vado al lavoro quando torno vedremo” . Misero una ciotolina di pappa fuori dalla porta e mi chiusero fuori… Vidi il bipede andarsene non so dove e io mi trovai di nuovo solo… Sfamato ma solo… Piansi e chiamai per un pò, la bipede mi guardava ma aveva promesso che non mi avrebbe fatto entrare, andai via. Rimasi comunque in zona e dopo diverse ore sentii il rumore della macchina dell’umano della mattina e mi presentai subito da lui… Appena la ragazza mi rivide con il suo compagno disse che mi dovevano assolutamente tenere con loro… Mi misero in un trasportino ed ebbi paura che accadesse di nuovo, ero terrorizzato di venire nuovamente gettato come un sacchetto di spazzatura, invece mi portarono dal veterinario che gli disse che ero sanissimo, solo deperito e con qualche parassita… Mi vergogno a dirlo ma mentre la veterinaria mi visitava mi sono addormentato e da allora sono Pisolo… Piovve molto quella notte, un brutto temporale, ma io non mi bagnai. In un giorno avevo trovato una mamma, un papà, un fratellino con cui giocare e due cagnoni che mi proteggono… Sarò anche un gatto nero, ma di sicuro non mi sono portato sfortuna. Pisolo

Pisolo

24 – KALI’ di Andrea e Irene  

Questa è la storia di una micia speciale, ma davvero speciale. Questa è la storia di Kalì. Kalì viene trovata con la mamma e i fratellini in strada e soccorsi dall’Associazione A Coda Alta a inizio aprile. I piccoli sono tutti raffreddati e la mamma rifiuta di prendersene cura.Il fratellino più debole della cucciolata muore a breve e a quel punto si prova ad affidare gli altri tre, tra cui Kalì, a una balia felina.Kalì si rivela la più forte della cucciolata e nel giro di poco resta sola. Reagisce bene al primo ciclo di antibiotico e nonostante sia sempre gracile, inizia a mangiare di più e a stare meglio.

Dopo tre settimane però ha un crollo: peggiora, mangia meno, il raffreddore nonostante le cure non guarisce. Il 25 maggio peggiora talmente che si va dai veterinari quasi senza speranza. Viene cambiata la cura e viene diagnosticata oltre al raffreddore anche una polmonite.

La nuova cura porta diversi miglioramenti, Kalì mangia di più e accenna anche a giocare, ma purtroppo c’è un nuovo peggioramento. Passa una notte in clinica con l’ossigeno e quando vengono fatte le lastre si vede che i polmoni funzionano entrambi a metà. Viene inoltre rilevata una malformazione alle costole che di certo non aiuta la respirazione. Torna a casa dalla balia e continua la cura, ma non si riprende  mai del tutto e dopo l’ennesimo peggioramento la veterinaria trovando anche del liquido nell’addome decide per la soppressione.

Kalì è vissuta 3 mesi. Si sa che quando mamma gatta rifiuta i cuccioli spesso non sbaglia, evidentemente anche nel caso di Kalì e i suoi fratelli ci aveva visto giusto, ma Kalì ha avuto una voglia di vivere incredibile, ha reagito bene alle cure, meglio che poteva nelle sue condizioni, e i momenti in cui stava discretamente era molto affettuosa e giocherellona. Le balie avevano già deciso di tenerla se ce l’avesse fatta, così non è stato, ma Kalì resterà sempre nel loro cuore.

Kali

25- Principessa Andrea di Saura S.   

Andrea mi hanno chiamata

e sono proprio una micia fortunata.

Un nome pieno d’amore

che solo a nominarlo da calore.

Di anni ne ho diciassette

e sono come James Bond una “Zero Zero Sette”

Perché quando la mamma mette la pappetta

sento l’odore e corro come una saetta.

Peso 4 chili e grammi ottanta

eh si…la fame è sempre tanta.

Guardo i pesciolini, ammiro gli uccellini,

ma mangio solo i miei croccantini.

Sono tutta nera e capricciosa

bevo solo nel vaso e se c’è una rosa.

Adoro i bacini e una spazzolatina

Ho il pelo lucido e morbido sono da mettere in vetrina.

Mi sento una principessa

Grazie tata Saura, grazie mamma Graziella

Insieme a voi la vita è bella

Andrea la principessa

 

 

26 – KELLY, UN AMORE A PRIMA VISTA di Erika Z. 

Io e Kelly ci incontrammo nell’autunno del 2007. Da pochi mesi avevo traslocato in un appartamentino guadagnando la faticosa indipendenza dalla famiglia, e desideravo avere una compagnia a quattro zampe.Ho sempre amato gli animali e sono cresciuta insieme a gatti e cani, perciò un pomeriggio di ottobre, mentre ero in giro per alcune commissioni mi diressi verso il gattile di Ferrara per fare un primo sopralluogo. Decisa ad adottare un micio già adulto come coinquilino, entrai nel recinto dove erano radunati diversi gatti di età variabile. Molti di loro mi vennero incontro e così, iniziai a coccolarli ed accarezzarli … ma in questa epifania di fusa e musi che si strofinavano sulle mie gambe, sollevai lo sguardo e notai una micia in disparte, accovacciata su un ceppo umido. Aveva una zampina posteriore rasata con una visibile cicatrice, due occhioni tondi verde smeraldo e uno splendido manto nero…una patera in miniatura!Mi avvicinai per accarezzarla e lei ricambiò prontamente il mio gesto d’affetto con moine e tenere fusa. Qualcosa in lei mi colpì immediatamente e compresi che ci eravamo trovate e scelte. Kelly sarebbe diventata la mia panterina domestica…Aveva subito un delicato intervento all’anca a seguito di un incidente stradale avvenuto dopo l’abbandono, perciò dovetti attendere due settimane prima di poterla portare nella sua nuova casa. Così, a novembre entrò ufficialmente nella mia vita.

Dal primo giorno di convivenza compresi che fra noi c’era un feeling speciale… scelse di dormire da subito insieme a me, nonostante le avessi comprato una cesta degna di una principessa, di svegliarmi al mattino con la sua morbida zampina sul viso e di seguirmi come un’ombra per tutta la casa…

Kelly, nome appropriato al suo modo regale di concedersi alle  coccole e alle moine, adora dormire, nascondersi in una cesta lilla posizionata accanto ad  un termosifone, stendersi sul tappetino del bagno quando si fa la doccia, farsi accarezzare la pancia e  spazzolare lo splendido manto nero… miagolando insistentemente se il tempo della toilette è troppo breve…

E’ una golosona di croccantini e perciò nel corso di questi anni insieme è un tantino lievitata, ma è sempre più bella, dolce e morbidosa…

Il nostro rapporto è davvero speciale, perché Kelly capisce esattamente i mie stati d’animo: la mia felicità e la tristezza, la gioia e il dolore, e quando sente che qualcosa non funziona si accoccola sulla mia pancia, fa il pane e rumorose fusa con tanta tenerezza, guardandomi con i suoi occhioni tondi e verdi…e resto davvero senza fiato quando mi cerca nel lettone e si raggomitola vicino a me addormentandosi con il suo musetto sulla mia mano stringendo le dita con la sua zampina pelosa.

Dopo il suo arrivo nella mia vita, Kelly ha pazientemente accettato alcune trasformazioni nel nostro splendido equilibrio a due:  l’adozione di Gigio, gattone napoletano salvato da un situazione difficile e l’arrivo del mio compagno. Sono stati cambiamenti importanti, ma con pazienza e tanto affetto Kelly è felice nel nostro nuovo e allargato nucleo familiare in cui le coccole e tanto amore non le mancano…

 

Kelly